Cittadini, imprese e istituzioni stanno rivolgendo sempre maggior interesse alla sostenibilità e alla responsabilità sociale. L’attenzione mediatica non è però sufficiente ad assicurare un cambio di paradigma. Non si tratta semplicemente di sensibilizzare l’opinione pubblica, ma di modificare il comportamento di tutti gli attori coinvolti.

Rossella Sobrero, docente del Master di Job Farm in Corporate Circular Responsibility, è un’istituzione in Italia per quanto riguarda il mondo della sostenibilità. Con oltre vent’anni di esperienza, riporta alcuni esempi di opportunità sostanziali e innovative per contribuire a dettare questa trasformazione.

1) È ripartito da Torino, il 21 gennaio, il “Giro d’Italia della CSR”, il viaggio alla ricerca delle migliori pratiche di sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa portato avanti dal Salone della CSR e dell’Innovazione sociale. Che valore assume la sostenibilità in uno scenario che non contempla ancora la fine dell’emergenza sanitaria?

Come tutti ci auguriamo, la sostenibilità avrà un valore sempre maggiore anche in tematiche relative l’attualità politica; lo ha messo nell’agenda anche il nuovo governo. Noi siamo partiti tanti anni fa, nel 2005. L’attenzione su questi temi è cresciuta notevolmente! Sono convinta, e non sono la sola, che senza la sostenibilità non ci possa essere un vero sviluppo e sono contenta che finalmente si sia capito il collegamento strettissimo e che riguarda anche le aziende, tra competitività e sostenibilità. Il salone vuole essere un momento di confronto tra soggetti diversi: non solo tra le imprese, ma tra le imprese ed enti del terzo settore e tra imprese ed enti pubblici. Vuole essere un momento di aggiornamento, di networking e di confronto.

2) “Rinascere Sostenibili” è il titolo che avete scelto per il Salone della CSR 2021. Da cosa deve partire questa rinascita?

Deve ripartire da un cambio di comportamento: ovviamente quello dell’impresa che deve ripensare al suo modo di fare business, sapendo conciliare gli aspetti economici, il fare profitto con l’attenzione e l’impegno al sociale e alla sostenibilità. Un cambiamento di comportamento è necessario anche da parte di tutti noi: noi come persone, come cittadini, con una maggiore attenzione allo spreco e alla riduzione degli impatti che provochiamo nella nostra vita quotidiana; mi auguro, infine, un cambiamento anche delle istituzioni. Se gli enti locali iniziano a considerare la sostenibilità un driver strategico, si cambierà anche il modo di gestire la cosa pubblica. Abbiamo qualche esempio interessante di amministrazione comunale che ha saputo conciliare l’esigenza di far quadrare i bilanci spesso in difficoltà, con un rilancio del proprio impegno sul fronte ambientale e sociale.

3) Nel suo ultimo libro “Sostenibilità e comunicazione non convenzionale” approfondisce una metodologia di comunicazione sostenibile al passo con i tempi. In che modo la comunicazione non convenzionale può essere uno strumento utile per migliorare la cultura della sostenibilità?

Diciamo che la comunicazione non convenzionale ha come caratteristica di essere innovativa, spiazzante, coinvolgente. In un momento in cui tutti gli eventi e tutte le attività live sono ferme, è più difficile. Credo che non appena potremmo riprendere a fare attività nelle strade, nei centri commerciali, sarà sempre più importante organizzare iniziative che ingaggino le persone. Mentre la comunicazione tradizionale, nei media classici, è pull, la comunicazione non convenzionale è esattamente l’opposto: cerca di coinvolgere le persone, farle diventare protagoniste di quello che è un processo di cambiamento collettivo, che riguarda tutti. Nel libro cerco di dare qualche suggerimento, prendendo esempi concreti di azioni che hanno modificato la percezione di un problema. Faccio un esempio, tra i tanti che ho citato, la fame nel mondo: ci preoccupa, però sembra sempre astratto e un lontano da noi. L’associazione di Bologna CEFA ha organizzato a Milano, in piazza Duomo, una grande azione non convenzionale, mettendo una distesa di piatti vuoti in piazza, dove tutti, ad un determinato segnale, erano invitati a girarli e concettualmente a riempirli. Avevano poi pensato ad una serie di azioni finalizzate proprio a far capire che tutti noi personalmente possiamo contribuire a combattere questo problema enorme, che si è aggravato in questo periodo.

4) Il volume si conclude con 20 “interviste impossibili”: colloqui immaginari con persone a cui essere grati per il ruolo avuto nella crescita della cultura della sostenibilità. Vuole raccontarci qualcosa in più circa questi “personaggi chiave”?

Ho scelto questo escamotage narrativo immaginando di chiedere a questi personaggi domande legate all’attualità. Li ho scelti in modo molto diversificato sia tra persone che hanno segnato gli esordi della sostenibilità quando ancora non esisteva la CSR, sia tra personaggi di tempi più recenti. Tra i personaggi che secondo me hanno dato un grande impulso ad un movimento ambientalista, ho immaginato questo dialogo con Laura Ponti che è stata una grande animatrice del dibattito culturale. L’altra persona che non immaginavo di inserire e che ho inserito proprio alla fine del libro è Sepulveda, morto purtroppo a fine aprile 2021 causa Covid in Spagna; tutti lo conosciamo come uno scrittore, pochi sanno che era anche un attivista che per 5 anni ha vissuto nelle navi di GreenPeace. Ho voluto ricordare come questo grande scrittore sia stato anche animatore di un movimento a favore del cambiamento.

5) Chi sono e cosa fanno i CSR Natives. Quali prospettive ci sono per i giovani d’oggi in ottica di sostenibilità?

La domanda corretta è che cosa fanno i giovani? Pensano, costruiscono progetti e sono protagonisti a volte poco ascoltati. Sono contenta che dalla nascita di CSR Natives nel 2015, ora siamo arrivati ad una community di qualche centinaia di iscritti! Sono i giovani i veri produttori dei contenuti: organizzano eventi, scrivono e-book e sono portatori di moltissime idee. Sono loro che si coordinano e sono sempre proattivi. Questo è il modo giusto di fare le cose! Qualche giorno fa ho assistito parzialmente ad un incontro che Enrico Giovannini, portavoce di ASVIS, ha organizzato con una rete di giovani. Ho apprezzato molto il fatto che ASVIS chiamasse i giovani non solo a condividere le solite lamentele (“Ci avete rovinato il pianeta”); ma chiedeva a loro di rimboccarsi le maniche e aiutare la società a cambiare. Noi con la nostra esperienza possiamo dare un contributo, però il vero motore del cambiamento saranno questi giovani, persone che hanno studiato e che si impegnano. Esiste purtroppo una fascia di giovani che dobbiamo intercettare che è disinteressata, ma a tutto non soltanto a tematiche relative la sostenibilità. È una fascia che non studia e non lavora. In parte per cause contingenti, in parte perché non c’è fiducia nel futuro! Il passo vero è coinvolgere questi giovani.

Articolo di Edoardo Croci – Presidente Osservatorio GREEN Università Bocconi e presidente del comitato scientifico del master in Corporate Circular Responsibility di Job Farm


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Presidente di Job Farm e Direttrice di Job Farm News, si occupa da oltre 15 anni di formazione, lavoro, risorse umane e innovazione. Dirige SportelloStage partner di Recruit srl, agenzia di intermediazione, e Ems società di consulenza HR.