{"id":3992,"date":"2024-02-13T10:00:00","date_gmt":"2024-02-13T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/info.jobfarm.it\/index.php\/2023\/02\/13\/le-imprese-culturali-e-i-social-network\/"},"modified":"2024-11-24T15:29:48","modified_gmt":"2024-11-24T15:29:48","slug":"le-imprese-culturali-e-i-social-network","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/news.jobfarm.it\/index.php\/2024\/02\/13\/le-imprese-culturali-e-i-social-network\/","title":{"rendered":"Le imprese culturali e i social network"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Una chiacchierata con Benedetta Marchesi, Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa del Museo Bagatti Valsecchi di Milano<\/strong><\/h3>\n<p>Al giorno d\u2019oggi, tutto passa attraverso il web e in particolare attraverso i Social Network, che si evolvono alla velocit\u00e0 della luce offrendo continuamente nuove forme di interazione agli utenti. La proliferazione dei pi\u00f9 svariati contenuti \u00e8 al contempo croce e delizia: a fronte di un basso livello di controllo sulle informazioni messe in circolo, \u00e8 innegabile quanto, grazie a questi nuovi strumenti di comunicazione, sia possibile raggiungere un vasto pubblico a costi contenuti. Il pubblico, a sua volta, ha a disposizione un nutrito ventaglio di iniziative, contenuti, informazioni, come mai prima d\u2019ora. Risalendo un\u2019impetuosa corrente di fake news e articoli sensazionalisti, aguzzando la vista, ci si imbatte anche in informazioni di valore, che davvero permettono di approfondire e conoscere eventi, personaggi, iniziative, che con molta probabilit\u00e0, se espresse solo tramite canali \u201ctradizionali\u201d \u2013 a titolo di esempio stampa e tv-, sarebbero rimaste sconosciute ai pi\u00f9. Approfondiamo il tema con Benedetta Marchesi, giovanissima Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa del Museo Bagatti Valsecchi di Milano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tradizionalmente i Musei vengono associati al passato, alla storia e li si concepisce come entit\u00e0\u00a0<\/strong><strong>immutabili, al di fuori del tempo e quindi in un certo senso \u201cindifferenti\u201d al progresso tecnologico. Qual \u00e8\u00a0<\/strong><strong>il tuo punto di vista su questo tema, in relazione alla tua esperienza al Bagatti e in generale rapportando\u00a0<\/strong><strong>il mondo dei social alle imprese culturali?<\/strong><\/p>\n<p>I Musei hanno il compito di farsi testimoni del passato, attraverso le proprie collezioni, trovando il modo giusto per parlare al pubblico presente (possibilmente guardando al futuro). Posto questo come assunto \u00e8 fondamentale, a mio avviso, che i social network vengano utilizzati come strumento di comunicazione che affianca e supporta il pi\u00f9 tradizionale ufficio stampa, del sito, della newsletter e di tutti gli altri mezzi tipici, per raggiungere un pi\u00f9 ampio pubblico possibile. I social non sostituiscono gli altri strumenti, vanno solo a integrarsi ad essi, proponendosi come pi\u00f9 adeguati per certi tipi di target e per utilizzare un certo tipo di linguaggio, pi\u00f9 leggero e amichevole. Se un Museo o un\u2019Istituzione sceglie di aprire dei canali social \u00e8 per\u00f2 fondamentale che lo faccia con consapevolezza e una certa lungimiranza: \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 istituzionale da usare con cautela, costanza e intelligenza. Se ben sfruttati i canali social possono raggiungere persone che mai avrebbero messo piede nel Museo (grazie a foto accattivanti, didascalie coinvolgenti, magari video\/reel o le altre opportunit\u00e0 messe a disposizione dai differenti canali); d\u2019altro canto un canale utilizzato con un<br \/>\nlinguaggio forbito e complesso, pi\u00f9 adeguato ad un testo critico, pu\u00f2 rischiare di portare il risultato opposto: quello di radicare il pubblico nell\u2019idea che il Museo sia un luogo borioso e difficile da godere. Detto questo credo fermamente che Facebook, Twitter, Instagram siano tutte piattaforme non necessarie: se dopo attente valutazioni si reputano non strategiche si possono chiudere, certamente per\u00f2 non vanno lasciate morire o infarcite di contenuti in maniera saltuaria e casuale. L\u2019istituzione ne perde in credibilit\u00e0, come ne perderebbe con pubblicazioni imprecise, cartellonistica sbagliata o informazioni mal date. I social network rientrano a pieno titolo nel complesso e articolato mondo dell\u2019immagine istituzionale (o, per dirla<br \/>\nall\u2019anglofona, della brand identity) e come tale va salvaguardata e curata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Posso chiederti un esempio di una campagna social particolarmente di successo per il vostro Museo?<\/strong><\/p>\n<p>Nel primo Lockdown \u00e8 stato molto apprezzato il ciclo dei #FORSENONSAPEVICHE, cinque video realizzati con il conservatore che raccontava un oggetto meno noto della collezione. La nostra \u00e8 una casa Museo con oltre quattromila pezzi in collezione, alcuni pi\u00f9 curiosi e sui quali balza l\u2019occhio al momento della visita, altri pi\u00f9 nascosti o pi\u00f9 difficili da notare o capire. Abbiamo deciso di focalizzarci su questi ultimi, per esempio un set di posate da viaggio o il wc, e sembra (numero di visualizzazioni alla mano) che il pubblico abbia molto apprezzato. Come per tutta la comunicazione web, abbiamo cercato di mantenere un tono di voce che fosse pi\u00f9 divulgativo e accessibile possibile, senza semplificare i contenuti. Visto l\u2019entusiasmo del pubblico stiamo gi\u00e0 lavorando ad una nuova serie di \u201cpillole del conservatore\u201d. Un altro esempio di campagna, ancora in corso, ma che sta funzionando molto bene \u00e8 la rubrica settimanale che raccoglie i ricordi positivi dello staff, legati al proprio lavoro in Museo. \u00c8 un modo non solo per dare l\u2019occasione al pubblico di scoprire quanti e quali professionisti ruotano attorno al Museo, ma \u00e8 anche un modo per mostrarsi pi\u00f9 \u201cvicini e reali\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sono state messe in campo strategie comunicative ad hoc, nel periodo della pandemia?<\/strong><\/p>\n<p>Durante i mesi di chiusura ci siamo posti come obiettivo quello di rimanere noi stessi, senza peccare di presenzialismo e senza perdere la nostra identit\u00e0. In un mare magnum di conferenze, dirette, concerti, virtual tour che tutti proponevano abbiamo cercato di restare fedeli alla nostra programmazione, convertendo, per quanto possibile, l\u2019offline in online. Sottolineo per\u00f2 il \u201claddove possibile\u201d perch\u00e9 per alcune attivit\u00e0 abbiamo preferito non portarle sul web per non mettere in difficolt\u00e0 interlocutori pi\u00f9 delicati o qualora mancassero le competenze tecniche per pubblicare progetti soddisfacenti. Oltre ai video con il conservatore abbiamo creato un calendario dedicato ai pi\u00f9 piccoli con la lettura-video della Favola ambientata al Museo e una piccola attivit\u00e0 settimanale che arrivava tramite newsletter, legata ogni volta<br \/>\nad un personaggio differente della storia letta.<\/p>\n<p>Di seguito il link con i video legati all\u2019iniziativa #FORSENONSAPEVICHE, citata da Benedetta Marchesi.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/playlist?list=PLaVnX6rNienRDBl7jonCxyzCRDO-g0h40\">https:\/\/youtube.com\/playlist?list=PLaVnX6rNienRDBl7jonCxyzCRDO-g0h40<\/a><\/p>\n<p>Interviste|Social<\/p>\n<p>2023-02-13 10:00:14<\/p>\n<p>https:\/\/news.jobfarm.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/AdobeStock_384791030.jpeg<\/p>\n<p>https:\/\/news.jobfarm.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/AdobeStock_384791030.jpeg<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una chiacchierata con Benedetta Marchesi, Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa del Museo Bagatti Valsecchi di Milano Al giorno d\u2019oggi, tutto passa attraverso il web e in particolare attraverso i Social Network, che si evolvono alla velocit\u00e0 della luce offrendo continuamente nuove forme di interazione agli utenti. 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